Mind your mind.
“The trouble with having an open mind, of course, is that people will insist on coming along and trying to put things in it”.

“The trouble with having an open mind, of course, is that people will insist on coming along and trying to put things in it”.


Le persone mutavano lentamente in funghi enormi dai larghi cappelli, oppure si appiattivano ai muri, sottili sagome di carta umida, mentre l’acqua nuova cadendo ne lavava via le impronte e le voci. Io mi concessi una scelta: fin quando il corpo avrebbe retto al battere delle gocce sul tamburo delle ossa, andando contro l’asciutta convenzione sociale, dichiarandole una guerra bambina armato di bombe-pozzanghera, mi lasciai attraversare. Perché difendersi da qualcosa che stava riempiendo il mio spazio-tempo, più di ogni respiro, più di qualsiasi dio, riuscendo a toccarmi in un modo o nell’altro, in quel momento mi sembrava assurdo. O forse era da pazzi il solo fatto di scappare da ciò che di per sé fugge.
-Arg

“They’re selling razor blades and mirrors in the street.
I pray when I’m coming down, you’ll be asleep.
If I ever hurt you, your revenge will be so sweet;
Because I’m scum, and I’m your son,
I come undone.”

”..Lovely girl, you’re the murder in my world,
Dressin’ coffins for the souls I’ve left to die;
Drinkin’ mercury to the mystery
Of all that you should ever leave behind,
In time.”

Il cielo è forato, e dall’altra parte una luce immensa filtra a piccole goccie giù. Un cane immobile che ti fissa come una di quelle statue che ti promettono l’ Oriente, ma che invece stanno a guardia dello squallido ristorante cinese lì all’angolo, è il centro del mondo. Il tuo letto d’erba fresca è fatto di asfalto, le acque quiete sono quelle dello scolo fognario. Due è sdraiato verso il cielo, ostinato a gettare il suo sguardo verso quella stupefacente assenza di cose. Espressione di sfida rassegnata e insieme di ottusa inconsapevolezza. Lui può riuscirci, lo sa, a far venir giù il tutto. Ha così tanta roba dentro che gli comprime l’ego, che a farla uscire gli verrebbe un altro Big Bang. E se può fare quello, figurati far cadere il cielo: Lo vede già abbassarsi di un metro, le luci al neon tremano; un altro, urta contro i grattacieli, i monti, le case, appiattisce i camion e i pali della luce e le insegne dei bar… scende fino quasi a toccarlo, con la sua fredda inconsistenza, con le sue piccole miriadi di esplosioni nucleari. La prospettiva deviata rende il cielo e l’asfalto un tutt’uno insieme con Due, che per un attimo è Uno. E’ a quel punto che il cielo si crepa e e si sbriciola in frammenti minuscoli di spazio e tempo, la materia conflagra in un punto e virgola, e gli Dei se ne vanno a prendere un caffé al primo autogrill della quarta dimensione..Ed è a quel punto che Due si sveglia, si stropiccia gli occhi, se ne torna a casa con la schiena indolenzita. Il centro del mondo era andato già da tempo a farsi un giro.
-Arg
“Something takes a part of me
Something lost and never seen
Every time I start to believe
Something’s raped and taken from me, from me
Life’s kinda always been messing with me
You wanna see the light?
Can’t they chill and let me be free?
So do I
Can’t I take away all this pain?
You wanna see the light?
I try to every night, all in vain, in vain.”
-Korn